I progetti dell'associazione

La stanza emozionale

Immergersi in esperienze che non proveremo mai

Progetto realizzato con il contributo di

L’idea trainante de La Stanza Emozionale è quella di dare la possibilità alle persone di immergersi in esperienze migratorie che non proveranno mai, ma che siamo convinti possano risultare in un vissuto emotivo che aiuta a superare gli stereotipi e i pregiudizi che alimentano le discriminazioni razziali.
Abbiamo quindi chiesto a Caterina Lorenzetti di declinare il suo progetto fotografico “Untitled – The Asylum Seeker” in uno spazio speciale dal vivo e, nell’incertezza dell’evolversi del Covid-19, in uno spazio virtuale sul web.
Abbiamo quindi cercato di ricreare l’idea di base di Untitled: non una mostra fotografica da osservare passivamente, ma una vera installazione dove i visitatori interagiscono con i video, alzano il velo posto sulle fotografie, prendono in mano le box per riuscire a scorgere le fotografie racchiuse.

Untitled (The Asylum Seeker) Project (By Caterina Lorenzetti)
Come è nato il progetto fotografico

Alla fine dell’estate 2017, tra Genova e Parigi ho iniziato a fare parte di diversi progetti con le persone migranti.

Uno di questi includeva la distribuzione di beni di prima necessità alle persone che vivevano negli accampamenti lungo la Senna Parigina.

Durante vari incontri, si sono stretti dei legami di amicizia e nella volontà di fare qualcosa insieme ho proposto ad alcuni di loro dei laboratori fotografici partecipativi.

Così è iniziato il primo progetto, “My Piece of Home”. Sviluppando una riflessione attorno al tema della casa e dell’auto-rappresentazione, ognuno creava un’immagine fotografica di sè tramite la ricostruzione di uno spazio.

Ogni luogo raccontato tramite degli oggetti simbolici, a volte facendo comparire la propria presenza fisica utilizzando la tecnica dell’autoritratto.

Tramite la comprensione tecnica del mezzo fotografico a pellicola, l’obbiettivo era quello di riappropriarsi ed identificarsi in qualche modo all’interno di quello che era il loro spazio abitativo temporaneo, creare un senso di appartenenza.

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Il ciclo di conferenze con la partecipazione di alcuni docenti ed esperti, che hanno sviluppato una esperienza nel campo specifico e di altri “addetti ai lavori” che, a vario titolo, si trovano a lavorare con le vittime di discriminazione e violenza, spesso in condizioni di emergenza.

Venerdì 9 ottobre dalle 11 alle 13 su Zoom “Quale paternità per i minori stranieri” conferenza con Sebastiano Vinci, psicoterapeuta e psicanalista SLP, da anni impegnato nel supporto psicologico ai minori stranieri non accompagnati per l’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo. Animano il tavolo di confronto Arturo Sica e Maria Carla Sivori di White Dove.

Martedì 13 ottobre dalle 11 alle 13 su Zoom “Stranieri?” conferenza con Silvia Morrone, psicoterapeuta e psicanalista SLP, curatrice del libro “Tutti stranieri”. Anima il tavolo di confronto Valentina Manucci della Coop. Sociale Ascur.

Martedì 20 ottobre dalle 11 alle 13 su Zoom “Integr-azione: l’impatto sul genere dell’esperienza migratoria. Tra bisogni, sfide ed opportunità” conferenza con Silvia Amazzoni, psicologa e Mario De Maglie psicoterapeuta del Cam di Firenze. Animano il tavolo di confronto Silvia Baudrino e Davide Parma di White Dove.

La paternità è uno dei temi fondanti lo spirito della nostra associazione, che in occasione del progetto La Stanza Emozionale abbiamo voluto declinare dedicandolo all’integrazione della figura paterna di diversa nazionalità. Il progetto iniziale e attuato solo nelle primissime fasi pre-lockdown, si articolava con incontri negli asili nido con i genitori e toccava diverse tematiche:

  • Integrazione e pregiudizi: i pregiudizi degli operatori, quelli degli altri genitori, quelli degli stranieri nei confronti di una diversa cultura.
  • La differenza di genere nei processi integrativi
  • Quali difficoltà nelle proposte integrative?
  • Quale paternità? Proposte per un coinvolgimento dei padri stranieri


Nella prima fase del percorso abbiamo incontrato le operatrici degli asili nido del centro storico di Genova e di Certosa, quartieri caratterizzati da multiculturalità, ma anche da situazioni di fragilità e povertà educativa. Abbiamo lavorato con loro sulle rappresentazioni e sull’ascolto della paternità, focalizzando gli stereotipi di un buon padre e di una buona madre rispetto alle differenze culturali cercando di rielaborali.
Abbiamo poi incontrato i genitori con l’obiettivo di co-progettare un percorso al fine di coinvolgerli di più nelle attività del nido e guidarli verso una paternità più attiva.

Con l’arrivo del lockdown questo percorso dal vivo si è interrotto e il perdurare dell’emergenza non ha permesso di svolgere altri incontri di gruppo in sicurezza. Abbiamo quindi aperto un canale virtuale grazie al quale i padri degli asili incontrati in precedenza hanno potuto accedere a consulenze e confronti con gli operatori.